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17.07.2023

Outlook secondo semestre 2023: Colpi di coda

Nel secondo semestre ci aspettiamo un indebolimento dell’attività economica breve e di lieve entità negli Usa e nell’Area Euro, mentre le dinamiche dell’inflazione resteranno legate a quelle della crescita. Le Banche centrali dovrebbero mantenere l’approccio restrittivo e continuare a seguire i dati. In Cina le prospettive di crescita si sono deteriorate e l’inflazione è, per ora, più debole del previsto




Overview


A fine dicembre 2022 avevamo sottolineato come la resilienza della crescita, la vischiosità dell’inflazione e la solitudine delle banche centrali nella battaglia per ripristinare la stabilità dei prezzi avessero avuto un ruolo cruciale nel plasmare le dinamiche di mercato. Il nostro scenario centrale prevedeva un indebolimento dell’attività economica e dell’inflazione nel 2023, ma con rischi orientati nella stessa direzione rispetto ai trimestri precedenti: che la crescita si rivelasse più solida del previsto, e le pressioni sui prezzi si allentassero più lentamente. Così è stato.


Negli Stati Uniti, l’attività economica è stata sostenuta dalla forza dei consumi, complici le dinamiche molto costruttive nel mondo del lavoro, gli ampi risparmi accumulati durante la crisi Covid e il perdurante desiderio di “rivalsa” dopo le restrizioni pandemiche; sviluppi costruttivi sono emersi anche nel settore immobiliare, e, più di recente e in via preliminare, nel comparto manifatturiero, che resta in contrazione ma potrebbe essere vicino a una stabilizzazione. La resilienza dovrebbe estendersi fino all’autunno, per poi lasciare spazio a una recessione, lieve e di breve durata; i rischi sono orientati al rialzo: con il meccanismo di trasmissione della politica monetaria meno potente che in passato, la contrazione potrebbe anche essere posticipata al 2024.

In Area Euro, si sta assistendo a un delicato processo di bilanciamento fra forze di segno opposto: da una parte, la resilienza del settore dei servizi e la robustezza del turismo; dall’altra parte, l’indebolimento del settore manifatturiero e la stretta creditizia. Nel complesso, l’attività economica dovrebbe restare stagnante nei prossimi mesi, per poi sperimentare una recessione, non severa, nel quarto trimestre


In Cina, la fase di maggior slancio del processo di riapertura si è conclusa rapidamente e le prospettive per la crescita si sono deteriorate in modo sostanziale, sotto il peso di una combinazione tossica di sfide cicliche e strutturali; le autorità sono al lavoro per potenziare gli stimoli, ma il livello di scetticismo intorno a portata ed efficacia del sostegno che sarà offerto è molto alto, e ci aspettiamo che il PIL si espanda a un ritmo non superiore al potenziale nel secondo semestre.


Le dinamiche dell’inflazione nei Paesi sviluppati sono state intrinsecamente legate a quella della crescita. Gli effetti base positivi e il calo delle quotazioni delle materie prime hanno spinto gli indici headline su livelli significativamente più bassi rispetto ai picchi registrati nel 2022, ma i progressi a livello core sono rimasti scarsi e incerti. In particolare, i prezzi dei beni di base stanno scendendo, grazie alla normalizzazione delle catene produttive e a una domanda di beni da parte dei consumatori che mostra segni di rallentamento, ma le pressioni sui prezzi dei servizi si confermano più vischiose e le prospettive non sono molto incoraggianti: negli Stati Uniti non ci sono evidenze di una decelerazione sostenuta dei salari, mentre in Area Euro la domanda stagionale di viaggi e attività ricreative potrebbe generare tensioni per tutto il terzo trimestre. In Cina, l’inflazione si è rivelata più debole del previsto e le pressioni dovrebbero intensificarsi solo gradualmente nei prossimi mesi. 


Gli sviluppi macro registrati hanno costretto le autorità monetarie a mantenere alta la guardia nella lotta contro l’inflazione, complici le evidenze di un impatto limitato delle turbolenze scoppiate a marzo sulle politiche creditizie delle banche, in particolare negli Stati Uniti. Ci aspettiamo che Fed e BCE prolunghino la stretta durante l’estate alzando i tassi di 25 punti base a luglio e settembre, e conservino un approccio restrittivo anche in seguito se i dati lo giustificheranno. 


Come a dicembre, a livello macro i rischi rimangono gli stessi, nei protagonisti e nelle dinamiche: che l’inflazione scenda meno del previsto, e la crescita si riveli più solida delle attese.





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